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POI CI SEI TU
7 Dicembre 2020
CALCO
15 Dicembre 2020

DICONO DI ME

TUTTE LE SCINTILLE CHE VUOI

TUTTE LE SCINTILLE CHE VUOI

Dicono di me che lascio fuori la sabbia

ma no il mare, che mi piace fare, si sa

lo sai pure tu. Dicono di me che un fiocco

di grasso mi sazia, che guardo fuori

dagli occhi, paesaggi oramai morti.

 

Dicono che mi piace stare davanti

scegliere per primo! Dicono

di me le migliori figure le favole

grigie le peggio sottane. Dicono

di me e anche no. Si, anche no;

 

del sole che cavalco le mattine

dicono di me che tu stai zitta

e parli troppo se vai a picco

risorgi in un attimo, dicono

di me sul gusto del gelato

 

dell’amore che ha per te navigato

di quanto sia dolce imburrarti

le mani di chi sia bravo a salvarti

il domani. Dicono di me, che a me

piace, ma attenta al buio a volte

 

ci manca, senza di lui siamo niente.

Il mare si fa canestro, la pioggia

ci entra dentro, la beviamo come

sapersi leggere un qualsiasi domani.

Dicono di me, meglio stare al dovere

 

di ballare una vita, figurati un salto

nel vuoto, un pizzico poi lo smalto.

Dicono di me che mi piace farlo

davanti lo specchio, che è sempre

meglio di un vizio, che il domani

 

ci serve per davvero e tutte ste

fesserie è fuliggine che si perde

dentro le scarpe. Ci rinuncio

alle mangiate di crusca, vola via

vola via quando ne sarai capace

 

vola via come il dicono di me. Dicono

di me che ho te. Ho te. Dicono di me

che aggredisco in fretta, che mi isolo

in un fascino tutto mio, che rispedisco

al mittente ogni saggio superato, che

 

che sono cambiato, che ho un sogno

alla volta, che mi piaccio per forza.

Dicono di me che al pranzo preferisco

una avance, la penna o la matita

perché non sporcano le dita, che

 

mando giù respiri, che mi arrangio

con gli oggetti che si sono persi

nell’universo della mia scrivania.

Dicono di me che stare fermo

è un vizio che mi concedo, che

 

alla frutta dico si. E’ troppo

pure per me. Dicono di me che

mi piace l’acqua e lo spumante

perché spande il suo odore dentro

il naso, dicono di me che adoro

 

il vetro talmente tanto, che lo mangerei;

mi piace ridere di come si modificano

le cose. Se guardi dalla finestra ci vedi

la scuola di Anto e Michi, con la bidella

che ricorda i nomi degli alunni, anche

 

quelli che si sono nel frattempo laureati.

Leo invece, di buon’ora inforca la vecchia

bici nera, con su i pantaloni bianchi, quelli

rotti sulle ginocchia e il Napapjri rosso.

Dicono di me che mi piace lo sguardo

 

che scava dentro le tue mutande, passando

per il cuore, che di cose lui si ne sa troppe

ma è meglio starne fuori. Dicono di me

“ce ne fossero di quelli come te”, ma quelli

non li voglio mica conoscere. Neppure

 

un cacciavite capisce la differenza

e non fa nessuna preferenza delle teste

che incorona. Dicono di me che non mi piace

il sale, che la montagna mi fa tremare

dicono di me che alla voce preferisco sognare 

 

dicono di me che è inutile stare fermi

muoversi è meglio del solletico. Dicono

di me che adoro il Glicine, che mangio

volentieri fragole, le condisco con l’ombra

della seduta, che annuso ogni fessura

 

che nessuna mi attrae tanto da chiudermi

al varco. Dicono di me che Dio mi guarda

con interesse, mi punta con la curiosità

di chi si guarda intorno e poi decide. Dio

esiste Cazzo ! Dicono di me pure no.

 

Mi sembra giusto interpellarti per

la scelta di un fastidio, della mela

più bella di questa nottata. Poi dici

che il vento apre le tue ali, bianche

da spaventarci, più bianche di

 

un digiuno. Dicono di me che ti penso

ancora, che ho bisogno di soffrire, che

del naso tengo gli odori inferiori. C’è

poco da fare, è la fisica che determina

le reazioni migliori, dicono di me pure

 

che al sorpasso do una lettura inutile,

che tutti siamo condizionati dall’arrivo

generalmente mai dove vorremmo stia

ma che esiste per davvero il fisico

da esportazione, mangia i vuoti e brilla

 

di proprio sudore, una rarità. Dicono

di me che il parcheggio prelude essere

da qualche parte, il parcheggio è l’opposto

dei viaggi di Sara, sta ferma neanche con

le parole sul grembiulino della prima

 

elementare. Dicono che cammino veloce

guardo il nulla, alcune spalle mi eccitano

trafiggono il cervello e decidono liberamente

di alloggiarvi strette strette al guanciale.

Dicono di me, preghi poco e male aggiungi

 

il sale ti piace il pepe sull’insalata. Dicono

che è meglio passare la mano, cadere

volutamente dentro qualche baccano

ma considerandolo parentesi momentanea.

Dicono che annullare le vittorie sia

 

distruggere il trofeo conseguito, dicono

di me che tu hai grinta come quella che

esibisce Luna, che non s’intende di politica

figuriamoci, ha fiuto solo per gli affari

abbraccia ma stringe più forte un sussulto.

 

Sprecare tutta questa bontà in un colpo solo

è da fuoco a salve, proprio quello di nave

Vesuvio. Dicono di me, delle cime avvolte

sul ponte a formare un giaciglio notturno.

Dicono di me che averti è stato perfettamente

 

inutile. Inutile è essere il rabbocco,

rabbocco di nessuno! Meglio un luogo

dove segnare il centro, è questo dove

ho spostato il mio punto esclamativo.

Dicono di me che la riserva fa paura

 

te la devi far bastare un’intera vita.

Dicono di me che a vederci bene

ogni piatto scorre come un niente

se perde quell’istante, tutto va

a destinazione come polvere da sparo

 

dentro una palla di cannone. Raggiunge

il suo vero bersaglio, su km e km di marcia.

Dicono di me che il bello deve arrivare

il bello è importante più che amare.

Me lo hanno insegnato con tutte le energie

 

Ave & Antonio, loro sanno esattamente

quello che c’ho in mente. Pure quel silenzio

non ci basta più. Allarga le tue braccia

e raggiungimi sul petto, ci devi stare per forza.

Dicono di me che sei inutile al presepe

 

di Natale. Dicono di me che bere vino

dentro la caraffa è uno spettacolo

da prima fila. Dicono di me, dicono di me

dicono di me, “con i soldi fai strada”

con i soldi sei pure bello e giovane.

 

Dicono di me che sembra ma non è

diventi alto se ti pieghi e acciuffi la corda

che ti porta dentro il cielo, reggila come

una telefonata, aggrappati al fagiolone

sei neanche una vera strada. Guarda

 

fisso il punto del cielo che buca le nostre

fronti, concedimi la tua sesta serenata

siediti qui accanto e raccontami il dicono

di me, ancora, ancora una volta, adesso il cielo

possiede ritorni. Possibile che non te ne accorgi?

 

2 Comments

  1. gioacchino ruocco ha detto:

    Dicono di te ormai troppe cose
    se le cose che annoti sono vere
    scordando appasta
    tutte le primavere
    che oramai tieni sul groppone.
    Se sono vere
    tutte le tue ragioni
    allorra son poche
    come le mie
    che nessuno mi perdona
    imparando che si è clementi
    soltanto con se stessi.

    Quando ritorno a casa
    con le borse piene
    e mi sento dire
    che ho comprato troppo
    le metto sotto gli occhi
    il suo foglietto
    ma mai una volta
    sento una parola
    che dica: – scusami
    che sono maledetta.

    Da caro amico,
    senza tentennamenti,
    se son lamenti i tuoi
    i mie son tradimenti
    verso me stesso
    quando come un fesso
    non deliro abbastanza
    e sottomesso
    cerco una via d’uscita
    dalla mia
    ma non dalla sua
    che da una vita
    mi porto addosso
    fino all’osso del collo
    e a quello piccolo del piede.
    Cosa credi tu
    che io non credo ?
    Mi guardo nello specchio
    e non mi vedo
    ormai da una vita
    da quando cerco
    di essere me stesso..
    e non quel fesso
    che gli altri vorrebbero..
    dappresso…

    Gioacchino Ruocco
    16.12.2020
    In risposta batti un colpo

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