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BACIARE
11 Marzo 2021
A MIA SORELLA
21 Aprile 2021

LE ARANCE DI NONNA ROSA

 

Nonna Rosa tagliava le arance, io avevo l’età

del biscotto umido, trattenevo il peggio

dall’ultima boccata dalla mia ms. Le serate erano

condizionate dalla corteccia lucida e acre che spandeva 

la sua essenza in ogni dove. Le notti

appartenevano agli inverni di Sabaudia.

Gli inverni al Cico bar, sotto la gigantesca veranda, che dava

sulla piazza del comune, vuota e pura, per me meravigliosa. Il freddo

ci accartocciava le palle. Le notti

scivolavano tra le tue gambe, all’interno della 127 sedili open.

I nostri discorsi puntavano al futuro, degno di propositi

tutti spostati avanti, avanti negli anni

quelli che verranno. Eravamo stupidi, pieni di sogni

ma così stupidi da volerli realizzare tutti, tutti.

Uno per uno. 

Le nostre braccia riposavano sulle sedie del Cico Bar

tra fili di plastica dura, era corto il respiro, il gelo

confondeva freddi sudori, destinate alle decisioni

con due varianti. Sapevano che dopo, ci sarebbe stato un altro dopo

e un dopo ancora, e ancora fino alla seconda astronave.

Saremmo sopravvissuti a tutte le nostre baruffe, ne eravamo certi

per via di aver visto il mare, che regalava ad ogni onda

una carezza alla spiaggia. Di quello piangevano

di quello ci alimentavamo. Sapevamo che c’era un arrivo

da qualche parte, eccome se c’era. 

C’era.

Le arance di nonna Rosa erano ancora la, tra le sue mani sugose

sapevano di brodo caldo, lei le gettava 

in mezzo alla sua lattuga, sembrava una follia.

Nonna mia, eri tu la mia follia.

 

 

 

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