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PUTTANA

Ascolta, condannare un corno

la puttana che c’è

in te.

Anzi mi piace assai, vederti che sorseggi

l’indietro di scegliere

un qualche me.

Tu sei una puttana

con la camicia e le mutande di un giorno

sorridi per essere una casa

la fresca verdura di un’auto ferma sul posteriore

del viale.

La fatica di salire

sul piano, dai che a me viene voglia

di saltarti addosso. Consumare in fretta

lasciare gli scarti

per diventare vecchi. Pagare la pena di morte

e per altro sento di non condonare

la puttana che

vuoi essere. Il puttanante,

l’atro,

è peggio di te. Molto peggio, pure lui

è specchio

tuo.

Pure lui

vuole saltare gli steccati

morire di stenti e in quei rivoli fiorire

di te.

Sento di condannare un’accidenti

la puttana

è meglio di me.

La formica cavallerizza

l’odore penetrante

il maschio parlante

la nave prende il mare

le scatole da pitturare, e tu che ci sai fare

a toglierti di dosso

la punta del rossetto. Un bacio

e i soldi

tanti, nel cassetto.

Sento di condannare per niente

la puttana che insegna a vivere del castrato piacere

che della fantasia

ne abbiamo troppa sufficienza

inutili

smorfie di labbra invendute.

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