Ho conosciuto Emanuele Cervini dentro la sua giacca di editore.
Mi ha colpito la sua autenticità, abbinata alla sua profonda dimenzione culturale, Emanuele è un mare privo di onde dove ogni barca consuma la sua scia.
E’ così, pronto ad abbracciare la semplicità assoluta, ma restituendola nella sua profonda veste spirituale. Questa raccolta di poesie, ci regala un mondo enorme, sconfinato, ma attenzione non troverete nessuna chiave per entrarvi, l’ha gettata nel nostro futuro.
Cercatela.
Emanuele conosce perfettamente la geografia delle emozioni, porta il lettore a vivere i suoi picchi e abissi poetici con la grazia di un ricamo su ogni cicatrice.
Con essa non si perde neppure una stilla del vuoto, quelle profondità, non sono altro che una ricerca deliziosa tra magia e profumi, spettri e cloache anfibie, estratti direttamente dalla foresta di emozioni primordiali, ma attenti alle sabbie mobili, caderci sarà un piacere.
Un’estasi, farsi guidare dalla ricerca del vocabolo perfetto, spalanca scenari di bellezze che si assaporano solamente dopo molte riletture.
La poesia di Emanuele è priva di padroni, in essa mostra tutto l’insaziabile che merita.
Per natura assoluta il poeta non si fida di nessuno, tanto meno del suo cuore, alza la sua bandiera da sognatore e la issa un passo più avanti dell’arrivo.
Emanuele appartiene ad una generazione in partenza, il poeta è un uomo solo, ma con il piacere e la necessità di essere altrove.
La poesia di Emanuele non si può spiegare, poche parole raccontano un’intera vita: “potessi sceglierei di farvi da arcobaleno”.
Il poeta è provvisto dell’alimento indispensabile, l’insoddisfazione, che vive in chiave esistenziale, cerca la sua collocazione nell’incastro perfetto.
Sergio Mascitti