Avevo visto l’aria esagerata dei tuoi capelli rame
mangia vento, proiettati a tutta forza sui colori che davano
sentenze alla mia sparpagliata esistenza. Quel giorno era
intervenuto, sulla decisione di collocare l’amaca numero 3
quella che usavo le mattine, per incontrare il sole che batteva
sui tronchi, esattamente nel boschetto delle Waschingtonie Filifere.
Alte giusto per la mia vista da sdraiato. Pensavamo ad un bluff
le gambe tremavano ancor più della voce, orientavo il verso
di chi si confonde mai e poi mai. E’ stato quello il momento
che hai giocato la soluzione femmina sbarazzina, nel finale
rosso pomodoro, mangiato di labbra in labbra.
Hai partorito un profilo tra il sottomesso e il sopra. Avevo dovuto
cambiare la percezione delle scottature
di un’eventuale sole dentro il cuore. E’ quello scorrere
degli eventi, sottrae terra al prosciugamento di noi.
Ci consumiamo ad ogni sguardo, ogni istante ho la sensazione
di servire a molto più di mai immaginato. Approfitto di te
per cambiare me. Tu sei al parallelo tra misto mare
a salute intatta, come la tua bocca perfetta.