icona-sito-2

AMBRATA

Avevo visto l’aria esagerata dei tuoi capelli rame

mangia vento, proiettati a tutta forza sui colori che davano

sentenze alla mia sparpagliata esistenza. Quel giorno era

intervenuto, sulla decisione di collocare l’amaca numero 3

quella che usavo le mattine, per incontrare il sole che batteva

sui tronchi, esattamente nel boschetto delle Waschingtonie Filifere. 

Alte giusto per la mia vista da sdraiato. Pensavamo ad un bluff

le gambe tremavano ancor più della voce, orientavo il verso

di chi si confonde mai e poi mai. E’ stato quello il momento

che hai giocato la soluzione femmina sbarazzina, nel finale

rosso pomodoro, mangiato di labbra in labbra.

Hai partorito un profilo tra il sottomesso e il sopra. Avevo dovuto

cambiare la percezione delle scottature

di un’eventuale sole dentro il cuore. E’ quello scorrere

degli eventi, sottrae terra al prosciugamento di noi.

Ci consumiamo ad ogni sguardo, ogni istante ho la sensazione

di servire a molto più di mai immaginato. Approfitto di te 

per cambiare me. Tu sei al parallelo tra misto mare

a salute intatta, come la tua bocca perfetta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti sul post