Mi racconti la tua vita e piango, conservo
le mie lacrime nel nostro salvadanaio delle emozioni primaverili.
Hai voglia di sentire la mia voce
scolpire la tua anima.
Noi siamo caduti, atterrando sul mio prato profumato.
Mi dici che ami solo me
come tutte quelle che sentono il bisogno di essere vergini
e nude. Sai
cosa mi piace di te ?
Il capello avvolto nelle tue idee maledette.
Si maledette.
Il nostro trauma è la facilità a farci del male, la purezza
di essere innocui ai mondi che si baciano
a loro discapito.
Saremo vuoti e non lo sapremo mai, saremo ossido
colorato di un profumo animale
merce di qualche stivale. Pazzia pura
per quando avremo superato l’angolo del mese.
Saremo infine acini di uva, calici di vino
sapore che sturba un poco, novena che mancava.
Il sabato si apre alle cordate
del verde prato celeste, che del blu ha i riflessi
e angoli addormentati dei nostri saziati ardori.