Sono quell’uomo generoso, poco con me, che aspetta
per cambiare strada o argomento, ma decide in fretta
quando cerca altro tempo. Sono quell’uomo
per cui la fretta è una pressione inconfondibile
da allontanare sempre, per tutta la vita. La fretta
apre le fessure sotto il cammino, non c’è la voglio
sotto i miei passi. Sono quell’uomo determinato
ad essere estremo, estremo a me. Anche estraneo,
le volte che mi volevo, non mi piacevo abbastanza !
Succede pure questo. Sono quell’uomo morto di paura
per il troppo sognare, il sogno è traffico notturno
per chi sta altrove. Il sogno è evasione
da questa stupenda stagione. Sono quell’uomo imbarazzato
a godere degli attimi che sono pochi ma hanno
pure mentito, almeno una volta, carichi di passato
che… lascia perdere, infatti il passato non si chiude mai
il passato non andrebbe mai prodotto ! Sono quell’uomo
di tante parole che si assassinano tra loro.
È la matrice che serve al mio presente
per vivere solitario. Sembra strano pure a me
a pesare la tara di quello che è stato, vale
meno di quello che voglio. Sono quell’uomo
deluso da una boa creduta per errore ferma
invece impazziva al movimento delle maree. Le boe
dovrebbero avere radici in mezzo al mare
come tutte le piante, invece no, le boe assomigliano
ad un filo tra Terra e Luna come il mio Giardino dei Sogni
quello a Campo Verde. Te lo ricordi qualche anno fa ?
Ci penso ancora a quel filo con i panni
di Leo e Antonio appesi vicino la tuta spaziale.
Nessuno ci aveva capito un cazzo. A me
però piaceva proprio per questo, l’ho fatto apposta
come piaceva a me. Sono quell’uomo che pensare
è un numero misterioso, pensare è una pratica
che viene male, pensare è aria che si gonfia
nelle tempie, lascia nella testa poche soluzioni praticabili
moltiplica le fatiche. Quanto mi piace farlo !
Mentre guido e spengo la radio, massaggio le unghie
sul volante e in quel momento il mondo si copre
di una meravigliosa cipria rosa, meglio della neve di Marzo.
Sono quell’uomo che ha nel futuro il concetto dell’inutile
si dell’inutile, il futuro è una busta della spesa, tipo
quelle che trovi al supermercato, non fanno vedere il contenuto
ma deformano le pareti talmente tanto
che intuisci tutto, e contiene se vuoi, il mondo intero.
Sono quell’uomo che ha dei piedi il rispetto
che si ha del magnetismo dell’universo, i piedi
meritano rispetto. Il rispetto è una nuvola che viaggia
come una matta, tu pensa quanto pesa ?
Quanto può pesare una burrasca ? Sono quell’uomo sfregiato
da ogni cosa che rimane ferma, purché in grado
di muoversi. Sono quell’uomo pieno di figli
ma i figli puzzano molto di futuro, di più il loro.
Puzzano di egoismo e non lo sanno abbastanza
ma viaggiano dentro gli occhi fuori il mare con luci
da sotto. Sai quelle luci che trovi conficcate sui marciapiedi ?
Si proprio quelle. Sono quell’uomo con una valigia
sul cuore, che vuole essere fermo come un’orizzonte.
Sono quell’uomo che annaspa con le apparenze
che si credono visitatori, ma lasciano passare
le navi migliori, quelle bianche, si fermano puntualmente
al porto di Ventotene. Io parto da Via Madonna Giulia
senza barca e senza trucchi, vado lontano
con un elastico nelle caviglie che mi riporta
sempre a casa mia. Sono quell’uomo avido di succhi
avido di baci e una pelle che sa parlare.
Sono quell’uomo che sa esprimersi con la bocca
ma di più con i silenzi degli sconosciuti. Sono quell’uomo
pieno di luce, derubato da assassini del bere.
Lo sanno anche i bambini che più siamo luminosi
e più dissetiamo il nostro vicino. Sono quell’uomo
allegro che l’allegria è un passaggio incolore e insapore.
La luce è l’alimentazione dei re di cuori. Sono quell’uomo
senza denari e pensa che i denari si producono
giorno per giorno, una follia che credo solo io in Italia.
Sono quell’uomo fatto di massaggi, all’inganno del puro
piacere, contrappongo il gusto spicciolo che serve a niente.
Sono quell’uomo universo, sono quell’uomo bovaro
sono quell’uomo mietitrebbia, dipendente
da un pugno di grano. Un sacco cento e trecento ventisei
bestie sulla schiena, poi arriva nonna Antonia
con un panetto caldo tra le mani, per me, solo per me, tondo
pare un confetto, perfetto come un sorriso di nonna.
Tirato fuori dal forno a legna, cotto pure lui, profumato
e lui si pieno di sacra luce. Dammelo qua, che ci colo su
un po’ di olio quello vero. Sono quell’uomo anima
costruita nelle lunghe settimane al podere sull’Appia.
Sono quell’uomo bicchiere di latte ora ora munto, sono
quell’uomo croce. Sono quell’uomo paglia che messa bene
è un letto profumato che scodella quel latte. Sono quell’uomo
finestra sui quattro ettari, tra aria e un lezzo di quel letame
che produce gas per le viscere della terra, profuma più
del mio dopo barba. Sono quell’uomo fiore, quell’uomo pianta
sono quell’uomo giardino e nessuno mi riconosce mai.
Sono quell’uomo disordine che mi piace un casino
e poi mi ritrovo tutto quando non mi serve più. Sono
quell’uomo pietra e un fischio per ogni macigno
rovesciato in riva al mare. Sulla sabbia di Latina
quegli scogli così orrendi che il tempo trasforma
in originali capo saldi, le onde accolgono a se
facendoli diventare figli ricomparsi, finalmente scogli !
Una grattugia delle onde o per il formaggio della pasta di Leo.
Sono quell’uomo lupo quell’uomo falco, quell’uomo cavallo
sono quell’uomo vento. Il vento è l’unico amico
del mio silenzio, ma deve stare lontano da me
che il vicino è qua e merita tutta la mia attenzione.