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SONO UN UOMO ABITATO

Sono un uomo abitato da formichine

laboriose. Nei lunghi corridoi, appiccicate

alle pareti, trovi canti di felici trebbiature.

Sacchi e sacchi di anguille che guizzano

schifose, tra i pescheti del signor Cappelli

nel picco cocente dei pomeriggi di Luglio.

 

Con Sandro, ne facevamo interminabili

scorpacciate, direttamente in braccio

agli alberi carichi. Alla Persiana piaceva

affatto, camminava con gli occhi spalancati,

sbranava energie che le si presentavano

davanti. Padroneggiava con le sue lunghe

gambe ambrate, i capelli corvini le sbattevano

sulle natiche. Possedevano visibili cicatrici 

sbiadite nel tempo, impossibile decifrarle.

 

Tutte la, nella nuvola di spasmi. Infuocava

le sue andature con tutta calma, di chi sa

essere esaminatrice di fiati. Per noi mocciosi

era uno strappo assurdo alla bibbia. Sono

un uomo abitato da una velocità mascalzona.

Mi faccio fottere dalla paura di scegliere.

 

Per quella paura mi batto, per quella paura

perdo. Mi batto per capire quanta forza abbia

più di me. Beninteso, non metto in conto

facili vittorie, a me basta tenerle testa

con la fronte sollevata. Con ciò vincerò

ne sono sicuro, ma nel caso alzasse il tiro

più in alto del cielo, moltiplicasse per qualche

strana ragione, da me imprevista, i suoi ruggiti

allora fuggirò, tenendo il passo lungo la strada

che s’immette a Caterattino. Davanti casa mia

inizia Sabaudia, è Settembre pieno, un trionfo.

 

Sono un uomo abitato da passeggiate ellittiche

numeri primi da perderci la testa. Con il tempo,

indispensabili ad ogni forma di bellezza.

Prenderò quella salita, con la sabbia calda e gialla

salirò su da te, nel pantofolaio dei sogni fumè

conservati nelle discese dei tramonti, dove il sole

va a fiorire, benediremo la voglia di vivere appiccicati. 

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