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UNA DOMENICA SPECIALE

Ho avuto domeniche distrutte

dalle mie proprie mani.

Avevo intuito di un caldo

che avrebbe invaso  

le sfere esposte

alle belle risate dei bambini.

Sognavo discese esemplari

cause e malori

abbandonati ai miei grigiori.

Eravamo peccatori impenitenti

seduti comodamente al bar

con in mano un piacere prodigioso,

possedere tenerezza.

Tenevo alla tua prudenza

nascondevo alla mia clemenza

un lecca lecca per girare il latte

del mio cappuccino.

Odoravi a soffi, inzuppavi

il biscotto al cacao tra le canzoni

per l’estate del ’87. Avevo ricevuto

dagli scogli, niente di niente

molto meglio delle tue sbornie di luce

affacciata alla ringhiera che dava

al porto di Nettuno. Mancava

l’odore pungente del sale.

L’inverno agonizzava al caldo

dei giorni disegnati

per i bagni a Foce Verde.

Avevi le cosce frantumate

dai miei sguardi

eravamo coscienti 

di scegliere una strada

che tracciavamo con i selci.

Saremo risolti

da una boccata di aria

filtrata a purificarne il pensiero.

Rimani qua, avrò cura di te

parola di giardiniere imperfetto.

Tu mi ricordi nidi di rondine

ammirati nella stalla di Franco e Gaetano

è troppo fico stalli a guardare.

Gabry

parcheggia sulle mie labbra

ascolta, una domanda sola

mi vuoi ancora ?

 

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