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UNICA ALTEZZA

Il mio tempo mi sottrae alla velocità

carico il caldo di Giugno e tutto quello del sudore di ieri

fino a questo giorno, verso il mare a raccogliere sassi

di qualche mareggiata. Presenterò il mio no. Tu c’eri

eri di traverso guardavi la braceria e la fame

avevi dipinto mura e finestre, avevi vinto su tutto e la resa di troppo

ci spaventava. Ti si chiudeva lo stomaco

allo stesso modo hai vissuto l’adolescente

estraneo a quasi tutti i giochi. L’asino ti è servito per farti alto

farti infinito. Infinito sei tu che tieni i denari sui fianchi

al posto delle sorprese al domo di un giorno. Tu mischi

minestra e cucchiaio ti accorgi che il pollo si cuoce

sul furbo di un angolo, tra il mare buono

e un asparago che spunta nella notte. Buttali via

lasciamo le stanchezze al sole, fuori sarai più nuda che ossuta.

Io sono la bellezza con mezzo secolo di vita addosso

e tutto questo silenzio appartiene al fabbisogno

di questa mezza ora. Scendiamo insieme le mie scale

griderò alla città tutto il peso di quattro parole.

Quattro parole, asciugano gli occhi. Aspetterò salire il sole

la corsa è delle gambe, sentirò il mio odore come sento

te che dormi e dai la schiena al fanciullo che è rimasto in me.

Tu sei sola tra le lame del ventilatore

ci sembra la stagione che ci piace e ci viene a trovare

in quel momento e per tutto il giorno. Io sono qua

al punto che rappresenti a noi l’unica altezza possibile.

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