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WWW LE DONNE 2025

Mi piacciono le donne che vogliono esserlo

senza bisogno di raccontarlo ai quattro venti.

Sanno tutto e niente di quel tutto. Strappano

 

un sospiro, scendono dall’auto con la borsa

da pilates, le scarpe con gli strass, il trucco

della vita e il cell in borsa. I capelli legati

 

le mani addosso ad un cappuccino, con

la vittoria a portata di mano, tutta li vicino.

Mi piacciono le donne quando percepiscono

 

un dolore anni prima e lo vanno a depositare

tra le tue orecchie e una parte di un certo

cuore. Hanno l’udito sotterraneo, sentono

 

le vibrazioni della pelle, intuiscono da

un niente, abbandonano il campo minato

sempre con una sigaretta in mano, accesa.

 

Mi piacciono le donne quando al desiderio

di afferrare si aiutano con tutte e due le mani

e ci fanno tutto quello che non ti aspetti mai.

 

Puntano al cielo, con la disinvoltura di chi le ha

viste tutte. Tengono con se un medaglione lucido

di lacrime tante, versate da una fobia secondaria.

 

S’impressiona solo per fartelo sapere di persona.

Fa compagnia alle tue paure come fossero le sue.

Ride di gola, parla con l’anima persa a chi vuole

 

solo incassare. Mi piacciono le donne perché

sentono il momento che stavano aspettando

senza suonare nessun campanello, lo tengono

 

distante più di un allarme sulle facce rosse.

Portano sulla tavola un pane celiaco, pizza rossa

una birra artigianale e una voglia di campare.

Mi piacciono le donne che avvertono un piacere

ci navigano dentro come fossero nate per quello

 

ti spremono come un limone, in realtà

nel giardino hanno una pianta a spalliera

colma di grano con le nuvole di Marzo.

Camminano scalze sulla breccia gialla

 

sottratta alla cava, adagiata sulla terra del garden.

Mi piacciono le donne che chiamano a raffica

che piangono a pioggia che urlano che Dio

 

le salvi, che camminano in tutte le direzioni

e si fermano solo davanti se stesse. La statua

forgiata per durare tre generazioni, e lo sanno

 

fare, pagano le bollette, organizzano compleanni

per i figli, vanno al parco  con le giostrine nella testa.

Mi piacciono le donne solitarie, che ridono quasi

ridono con i denti, ridono che ti offendi mai, ridonono

con gli occhi e con tutto quello che hanno

 

a disposizione, per una nave carica di saluti

delle magie di chi piange e ride per un banale

spettacolo mai iniziato, mai finito. Poi ci sono

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

quelle che si arrabbiano su tutto, si arrabbiano

con la stessa persona, che sei tu, e quando

per una volta rispondi a tono, allora si che

sono cazzi immacolati. Mi piacciono le donne

 

che per loro un problema è un problema 

e non si risolve, ma che usano tutta la loro

frustrazione e dopo cinque minuti hanno

 

scoperchiato e affogano nelle loro lacrime

quella disperazione che puoi trovare nei banchi

del pesce in quelle giornate di Luglio, che mettono

tristezza a quelli come noi che viviamo a Sabaudia

Beach. Mi piacciono le donne

quando piegano la bocca per dirti no

 

invece è un bel sì, e tu ci rimani come

un fesso a capirne le formule cavate

dalle labbra, direttamente dalla via lattea. Credono

 

all’infinito per averci vissuto insieme

alle loro fantasie che iniziano e finiscono

ogni volta su universi paralleli e differenti. Mi piacciono

 

quelle donne che aspettano l’ultimo minuto

e ti chiedono il mondo intero, sapendo che

per loro è normale ma tu ci vai cauto.

 

Lo fanno loro come un brodo vulcanico traslato

nelle loro dimenzioni. Si arrampicano sulle piante

strappano una margherita al suo destino, tagliano

 

la strada a chiunque sia il suo vicino,

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

o trovi

nei paraggi. Mi piacciono le donne che si alzano

presto e nulla è mai a posto, e sanno glorificare

 

le marce studiate a tavolino delle loro giornate.

Mi piacciono quelle donne che ti stanno addosso

e non puoi farne a menoper averci dormito

 

un centinaio di notti insieme. Mangiano un’insalata

bevono due spritz e si dimenticano tutto sullo stesso

posto, poggiano la borsetta in terraprendono

 

un fazzoletto, tolgono il rossetto mangiano

una fetta di melone con il pane. Mi piacciono

le donne che tengono alle parole, per averci

 

delegato montagne di figure, delle loro misure

che adirla tutta ne vanno fiere, ma dentro

nel letto piangono sui centimetri conquistati.

 

Forgiano amanti ai loro racconti. Il tuo semplice

e a te impensabile fuori onda. E’ proprio così

sono loro in tutta presenza. Mi piacciono le donne

 

che non vogliono il sale sulla pelle e poi si sparano

una lampada addosso ogni settimana, perpetuano

la maledizione di un fungo invalidante della specie.

 

Mi piacciono le donne che vogliono fare gli uomini

e si lamentano che tu non lo sei abbastanza e poi

non fanno né gli uomini né le donne, quando

 

lo scoprono si comincia tutto d’accapo facendoti

credere ad una novità, invece stai in quel girotondo

e tu sei l’unico che va giù per terra. Mi piacciono

 

le donne che si dipingono le unghie come quadri

di Raffaello e guai loro prendere in mano un pennello. 

Mi piacciono le donne che per loro la madre è il porto

 

di ogni mare, ed ogni mese sta sul calendario

per averci ceduto sale purificatore di un miracolo

tutto da scoprire, e poi non sanno neanche pettinarle

 

una mattina. Mi piacciono le donne che odiano

gli uomini che indossano un borsello e gli tengono

le chiavi, il portafogli e il telefono con i numeri

 

delle amanti, allineati ma ben distanti. Mi piacciono

le donne che sono donne per davvero e guidano l’auto

con le gambe accavallate e si arrabbiano sempre

 

quando hanno torto. Mi piacciono le donne che sentono

gli odori che amano i sogni, che tengono in braccio un cane

e lo trattano meglio del figlio, gli girano la testa per farlo

 

abbaiare ma solo dentro la borsetta. Mi piacciono le donne

che mi chiedono, cos’é per te una donna ? Una donna ?

A saperla la risposta avrei catturato con un balzo la scintilla

 

del secolo. L‘avrei conservata per donarla al principe

della mia diffidenza, infine abbandonarla sulla soglia

in attesa di un prete buono, che tenga in considerazione

 

come serve, l’ingenuità degli asini. Mi piacciono le donne

che all’ultima fila si sentono benchè stiano in silenzio

e parla per loro l’odore che hanno addosso, un principio

 

acclamato non da tutte ma purificato da una sigaretta

accesa sul balcone della sera. Mi piacciono le donne

che tengono gli occhiali da sole sempre e perciò

 

si sentono solari, coprono le tante tempeste

delle giornate bagnate da mille feste. Mi piacciono

le donne che si sciolgono al sole come un ghiacciolo

 

al cinema e non danno un centesimo a chi soffre

sul serio sul marciapiede opposto, e puntano con aria

sicura su un numero nascosto. Mi piacciono le donne

 

che sanno tutto di tutti e sanno così poco di se stesse

e non lo sapranno mai, e non lo vogliono sapere

non vogliono misurarsi, avendo costruito dentro

 

una solida statura. Mi piacciono le donne che tutto

si riduce ad un numero ed i numeri fanno girare

il mondo come loro e poi stanno ferme dentro l’universo 

 

per un fascio di anni che le separa da un amore

e un’eterna risata. Ci costruiscono su un paniere

di scommesse di una loro vincente giocata

 

ne faranno la storia madre per replicare ogni volta

sullo stesso altare. Mi piacciono le donne che

ti dicono quello che vogliono e non si aspettano

 

nessuna risposta. Parlano e parlano all’infinito

tenendo a mente la successione delle telefonate

le amiche salvate, i profili delle mutandine appese

 

al negozio, tra le ciotole di noccioline e le gomme

squartate dai marciapiedi. Detengono primati

si addolciscono con i santi, non pregano mai

 

a sproposito, generano sazietà, mettono peso

ad ogni ondata di di pacificazione, zero le vuole

neutrali, cento chiedono guerre. Mi piacciono

 

le donne che hanno i figli belli e brutti che sentono

le voglie, che sfidano gli addominali in palestra

ed ogni minuto è buono a mettersi in chat. Le vedi

 

che spostano i pesi, ballano il tango, svuotano

lo shampoo, nuotano per ore a bordo vasca, sbirciano

il linguaggio dei muti. Stanno in piedi per ore ed ore

 

a mangiare un paninaccio con il peggio che la bocca

vuole. Mi piacciono le donne che diventando vecchie

si truccano male, si vestono con gli abiti di quando

 

erano pischelle e si piacciono solo loro. Mi piacciono

le donne che amano le gonne, ma che corrono 

con un pantalone blu e subito lo tolgono e lo ripongono

 

per il sabato successivo, per loro non c’è verso

di cambiare stagione, vanno come i treni a lunga

destinazione. Mi piacciono le donne che mentre

 

pranzano, mangiano veloci, preparano la cena

e quando finiscono di mangiare hanno stirato

quattro camicie. Mi piacciono le donne che

 

il venerdì fanno la sfoglia con le uova e la farina

tirata a mattarello e la domenica la cucinano

con il sugo di gallina, carote e sedano, ed io

 

ci vado matto, ma matto per davvero.Mi piacciono

le donne che dove arrivano loro il mondo si ferma 

per davvero e lo rimettono in moto nuovamente

 

ma quando dicono loro, e lo dicono senza preparare

nessun ordine del giorno. Mi piacciono le donne che

erano maschiacci impertinenti e poi crescendo diventano

 

femmine definitivamente, per aver saziato la loro fama

di purezza Di aver vissuto con assoluta consapevolezza

di salire come premio al principio posto in alto della scala

 

dei valori, un bacio ben assestato è un chiodo piantato

per tutta la vita. Mi piacciono le donne che niente altro

vogliono e niente altro sono. Si vedono al culmine

 

delle loro infinite debolezze, si accarezzano con l’ardire

di non sentire, vivono il silenzio di un’astronave che

spiazza le galassie, vedono rumori attutiti diventare

 

fuochi mai scontati, danno spazio a temuti applausi

di uno strazio popolato da cialtroni che guardano

alle stelle come madri e padri ritrovati. Mi piacciono 

 

le donne che guidano un pullman che progettano

una casa, che tengono un conto, incastrano un bilancio

producono un gestionale fatto su misura per un conto

 

elementare. Mi piacciono le donne che sanno di sesso

da un confine diverso e lo vogliono adesso, quando

dicono loro è il più buio di un’oceano assetato di silenzio

 

che a pensarci bene, pure l’acqua è ombra quindi nera.

Mi piacciono le donne che leggono e poi disegnano

che scrivono sul bordo della pagina, che non fumano

 

mai perché si rovinerebbe la voce, ma odorano

il tabacco, per far piacere a lui, che siedono

sul bordo della barca, che bevono vino fino a far

 

brillare gli occhi, scovano un fruscio incomprensibile

anticipano una collisione annunciata, dormono

sul tuo petto, fino al mattino. A te sembra il principio

 

di una storia hanno dimenticato una spremuta

di melograna sulla spiaggia, con la mano alzata

si allontanano tenendo le spalle sul tuo tramonto

 

Mi piacciono le donne che amano litigare per il solo

gusto di non tacere, di far pace all’improvviso. 

Mi piacciono le donne che inforcano la bici si danno

 

alle strade, chiedono fiori scartano cioccolatini

e piangono con una foto di anni prima. Tengono

un segreto la volta, per cinque minuti, che

 

sembrano pochi e bastano a svuotare la loro curiosità

di raccontare sotto un bar la favola nascosta di chi

ne aveva abbastanza. Mi piacciono le donne che

 

amano il rock e poi cantano solo canzonette.

Mi piacciono le donne che giocano con i vestiti

e poi usano sempre i soliti, tanto non hanno occasione

 

Vestono a missile, regalano il tempo ad uno specchio

che di loro ricordano le espressioni dei dubbi ampletici.

Mi piacciono le donne che stravedono per la biancheria

 

intima e poi si sparano il pigiamone e le babbucce sotto

il letto. Mi piacciono le donne che vogliono il caffè

con la crema, il latte, il cacao e una cosa che s’inventano

 

quella mattina. Mi piacciono le donne che cantano come

gli angeli delle migliori occasioni, e quando parlano la voce

è così robusta che non la smettono mai, frantumano

 

i cristalli con un’acuto. Mangiano catò cantano mamma

che mi piace tanto. Mi piacciono le donne che mangiano

con lo scopo di essere magre, che si esercitano sul palo

 

ma non so come si chiama, che s’inventano le strategie

le più bizzarre. Girano il mondo che le capisce di più

della città di provincia, dove tutto si ferma con un carnevale

 

incontrano quelli che vogliono sognare per davvero, e

sono tanti, ma soprattutto voglio piacere. Mi piacciono

che disegnano sul balcone, che amano viaggiare su

 

un barcone, scendono dal vaporetto, hanno gli occhi

lucidi per i baci dati. Mi piacciono le donne che le bagni

con uno sguardo, aspettano sornione senza farci caso

 

ma poi pretendono il resto. Mi piacciono le donne che 

hanno la ciccia di tutta la generazione e la usano

come un’arma di seduzione, sapendo piacere, vanno

 

al mare per respirare forte, si sanno amare per legge

di principio. Mi piacciono le donne che vogliono tutto

a tiro, ma si spostano ugualmente per vedere la preda

 

in tutte le direzioni, scelgono a tua insaputa, tempo

e strategia, vanno a segno per calcolo esatto, l’unico

a stupirsi dei solo tu. Mi piacciono le donne che parlano 

 

con il naso e dopo qualche anno le rincontri che sono

diventate bellissime e non ti vogliono più. Mi piacciono

le donne, che sono dolci per davvero senza nessun

 

bisogno di esserlo, ti piacciono come la marmellata

e le spalmi come cioccolata sul bagnasciuga. Lo

racconerai tutta la vita per miracolo avvenuto, e

 

non ti serviva. Mi piacciono le donne che guardano

il cielo, sognano la Luna, tifano il Toro e preferiscono

cento volte lo stallone. Vanno allo stadio per urlare

 

e della partita ricordano il vestito di qualcuno. Mi

piacciono le donne che tengono il muso ad ogni

fesseria e ne hanno una paura  fottuta, tengono

 

duro, esplodono quando non te ne frega una ceppa

ti spaccano la serata che avevi programmato. Mi

piacciono le donne che mi hanno amato almeno

 

un minuto primo e che hanno conservato di me

un qualche ricordo che avessi mai trasmesso. Mi

piacciono le donne che sono perfette in tutto e vivono

 

nel sospetto di se stesse. Mi piacciono le donne che

tengono in braccio i figli per non farli crescere mai

e poi quando sono giganteschi li chiamano il mio piccolo

 

lo curano facendosi tenere in braccio con la rabbia

di un rugbista. Mi piaccono le donne che corrono piano

sudano poco sbirciamo sempre. Mi piacciono le donne

 

che leggono Freud e l’oroscopo del giorno e programmano 

tutto come non esistessero né la pioggia e né il vento

però l’estate la pretendono come formula risarcitoria

 

del freddo delle città. hanno bisogno di un tormento

il caldo o il freddo è indifferente, ci vivono e convivono

esattamente come i pinguini o i porcellini d’india

 

nei propri territori. Mi piacciono le donne che si sentono

belle senza le stampelle di un rossetto, che gridano al cielo

per puro piacere, che non arrivano mai e quando ci sono

 

è troppo tardi per un uomo. mettono in ordine ogni cosa

con il solo sguardo di chi sa come. Mi piacciono le donne

che sentono il seme salire nel ventre, fanno cortocircuito

 

mentre abbandonano in fretta l’attimo al proprio futuro

sono loro l’obiettivo sicuro, il seme s’introduce dove

dicono loro ed inizia il suo corso. Mi piacciono le donne

 

che parlano di se in terza persona, come si conoscessero

 per davvero, raccantano all’ascoltatrice di turno il loro

spudorato amore. Amano come non sappiamo fare

 

e ci spaventa. Tengono conservato l’odore del bacio

che pretende assente. Le conosco e per ciò le temo.

Quelle sono donne che hanno solcato oceani

 

d’inchiostro e sbigottimenti inutili, pensano come i loro

gatti e tengono bordi infiniti, regolarmente intatti. Usano 

profumi fatti da loro, lo sfilano dalla borsetta e lo danno

 

mentre balli il tango. Mi piacciono le donne che parlano

di se per ore, ricordano un sorpasso da ferme, si aiutano 

leggendo gli strati della vita, credono ai fuochi dell’anima 

 

e si fermano solo ai baci che le nutrono fisicamente.

Le donne raggiungono traguardi, viaggiano tra un bar

del miglior caffè, alle strategie dei baristi colmi di attenzioni

 

ma devi pigliartela quella fetta di fiducia, poi magari te

la regalano, e tu non sai che fartene. Le vedi sfrecciare

con le macchine a mille, lasciano sul posto i segni neri

 

delle loro mancanze. Dei figli amano e odiando gli stessi

difetti, i loro. Mi piacciono le donne perchè sentono i viaggi

che fanno i loro anni, e li odorano come il commento di chi

 

si è permesso di essere un loro sfogo. Si amano e si odiano

nel profondo, fanno un pieno con cinque euro e dieci euro

 

li utilizzano per un gratta e vinci, che buttano nel secchio

delle delusioni. Mi piacciono le donne che parlano di loro 

al supermercato, le vedi riempire il carrello di bio e vagonate

 

di nutella, insieme pigliano gli assorbenti, barattano il rossetto

per un difetto e al mare respirano piano piano, tu le conosci

vero ? Mica si fermano al richiamo del montone hanno un gancio

 

nell’armadietto della palestra, tirano fuori  i glutei, che dopo

i quaranta hanno il gusto di un trionfo. Sono mai pronte

alla pizza del sabato, le vedi sostare davanti le scuole

 

a rincorrere una chiacchiera con echi sovrumani. Sono

terribili per i compiti dei figli, senza capirci un’acca

li chiudono al fine della serata, guardano quelli che

 

piangono nei tavolini dei bar, vogliono il bacio con la barba

salutano il prof, raccontano di un flirt, giocano con le foto

arrotano un passante, contano le monete, definiscono

 

per bene un’alibi. Tengono il conto degli starnuti e dei flop

miscelano sabbia e poesia, al bagno rinunciano per pura

formalità e tu ti fai quattro bracciate al gelo di un’estate.

 

A sentire le donne che parlano di loro, e di chi altri ?

Le donne parlano di loro davanti ad un bignè, racchiuse

nella fretta del mattino, parlano di loro, assorbono le onde

 

espandono nel piacere di essere tu, la tua  bellezza.

Quante donne vogliono essere nella sostanza dei minuti ?

Appartengono ad altro, sono l’osso interrato per quando

 

mi serve tirare fuori dal frigo la zuppa di farro e dimentichi

di scongelarla. Mi piacciono le donne troppo signorine

colme di volumi trasformate in oceano tempestoso.

 

Quante donne sarai se tutto sembra nuovo, ma il nuovo

nessuno lo vuole più ? Vogliono l’arsura che invade la gola

e una camomilla diventa l’unico companatico della sera.

 

Tu devi essere diversa, diversa da tutto, diversa dalle donne

che arrivano senza alcun bagaglio. Devi essere solo

una femmina che cammina. Che cammina, niente più.

 

Per te ondeggiare è l’unico astratto al femminile.

Quante donne sarai senza mutandine ? Mi piacciono

le donne con i culi grossi, aprono gli ombrelli al sole

 

sanno di latte, di frutta secca, papaja dentro un cocktail

tengono un sorriso che pare una frittura. Mi piacciono

le donne rosse completamente, sanno di asparago selvatico 

 

o forse di mela imperatore aperta in due, quell’odore

che prendi subito appena le spacchi. Un piccolissimo

istante, dopo non c’è più, se lo porta via la cascara.

 

Mi piacciono le rosse quando scendono piano

e camminano sui passi vellutati dei miei maglioni

sono più selvatiche dell’ansia che non t’aspetti.

 

Eppure le fulve le riconosci dalla voce che si portano

appresso. Le rosse tirano dentro il bianco del sangue

lo fanno diventare acqua. Le rosse partono lontano

 

si fermano, mi piace guardarle sull’aria che galleggia

anche dopo. Dopo decenni firmano autografi, tengono

il pennarello goffamente, strizzano l’occhio alle gambe

 

sguainate al sole. Sono bandiere perenni, rimangono

in piedi nelle notti asciutte. Fumano sul balcone

senza testa, affogata sull’ennesima sbandata.

 

Mi piacciono le donne che rovesciano il collo 

sull’angolo più corto della spalla, frantumano

gli sguardi del marciapiede opposto. Raccolgono

 

le margherite di aprile, ne fanno mazzi di rose

si documentano sulla tratta Roma Latina. prendono

treni, siedono al finestrino per gli alberi che incontra

 

sul viaggio. Gli orari dei treni sono privi di allegria.

Distruggono passati e ritorni. Mi piacciono

le donne bionde, lavate come un pavimento.

 

Bionde e svestite da ogni sentimento, con la faccia

impastata da un pò di traffico. Le bionde muovono

le anche partendo dall’alto e in quel movimento

 

ci disperdono gli aromi del consumo. Mi piacciono

le bionde quando accendono i mari e le tempeste 

e sanno che il fuoco che ci rimane dentro, riciccia

 

dove e quando vuole. Mi piacciono le donne che

prendono le Domeniche più degli oggetti smarriti

sono cariche di figli per uomini dimenticati, senza

 

un profumo che le faccia compagnia. Mi piacciono

le donne scure, more come l’ombra del sole e la pelle

mulattina che assomiglia ad un torrente primaverile.

 

Quelle sono aggiustate sulla pelle, che gli rimane

addosso, profumano di sabbia o rabbia. A volte

strappano un biglietto per un bacino suadente

 

cuci la bocca e stai zitto. Mi piacciono le donne

scure con i capelli convinti del movimento

dell’elastico, sono sempre belle perché il tempo

 

le ha fermate tra i cancelli dei giorni, hanno visto

le ore passare sul grugno. Se ne fanno una ragione

urlano diavoletti suoi. Mi piacciono le more, hanno

 

gli anni che reclamano per intero, tirano dentro

il tanto guardare per farlo profondo e invece

lo fanno duro come la fine di un discorso annunciato.

 

Mi piacciono le donne puntatrici fallaci di obiettivi

impossibili. Il davanzale degli occhi quasi per tutte

è un arrosto di miele, che spezza le gambe, le fanno

 

molli ma belle. Le more le abbraccio con i saperi

assassini del cuoco, restano dentro come gli odori

diversi delle forchette. Le more tengono i sudori

 

della pelle avvolti nalla pudicizia di un sorriso

i capelli rimbalzano sui fianchi per baruffare tutto.

Tutto, e in quel momento si ferma la costruzione

 

del vapore, ci rimango in quel benedetto candore

inutile pensarci, è meglio non saperlo raccontare.

Mi fanno impazzire fino a quando e come hanno

 

orchestrato, al condimento della musica, di più potè

l’appoggio delle mani. Rimangono attaccate perchè

un fluido può farle diventare inesauribili. Proprio come

 

un pensiero che attraversa la follia eterna e naviga

come le donne sulla bussola di ogni giorno. Raccontano

del tempo sprecato, dei trucchi regalati ad un sogno

 

mai nato. Ci spiegano la vita con i sospiri e le notti folli

davanti un cornetto alla nutella, regalano un sorriso

seppure distratto,e prendono la strada senza farne ritorno.

 

Mi piacciono le donne quando camminano insieme

ai loro misteri, ci vedo l’esercito dei richiami, e lo sento

quell’odore maldestro scivolare fuori, come un mazzo

 

di salti a sconquassare il giardino zen. Mi rimane

difficile pensare ad un nido imperfetto, un compitino

ben fatto chiuso tra due pagine due. Ecco le donne

 

sono l’nchiostro che rimane appiccicato sul bianco

che lo fa nero. Nero e assassino. Mi piacciono le donne

magre, alte, allampanate, favorite dal sole spilungone

 

mi piacciono i loro jeans spalmati sulle chiappe

quella mutandina che non ci dovrebbero stare, e non

ci sono più. Mai stata presente alla sfilate delle lucciole

 

il gusto è guardarle da lontano, stando insieme e indicarle

con la mano. L’estate è troppo stretta per entrare

nelle nottaste spalancate sukke tempeste ormonali.

 

Mi piacciono le magre che sanno pilotare i favori

dei discorsi sui minuti conquistati tra un cenno

e il bisogno di amare, anche tra le nebbie, portando

 

le gambe nella salvezza di un sussulto. Le donne

magre pregano il selvaggio del desiderio perchè sia

per loro, il raggio addormentato del mio essere

 

furfante. Penso delle donne piano, per non svegliarle

all’improvviso, ritirare dalle labbra un odore, decidere

sia il regalo migliore. Penso delle donne il massimo 

 

bene di me e il peggiore male che arriva quando

non sai mai quale utilizzare. Penso delle donne

alle curve che si fanno nella mente e la voglia

 

d’invadere quelle stesse curve tra il baricentro

e l’eccentrico bacio. Le onde sono ali di fesso

su un planare diverso. Penso delle donne con

 

la gola vuota e sorrisi dilatati. Un cuore è fatto

per sognare, le donne lo sanno bene, disfano

un fuoco e accendono un ghiacciaio con le stesse

 

mani. Apro la finestra e guardo di la alle donne

dunque so di non capire, del resto sono un uomo

che ci vogliamo fare ? Si sa, che non capisco

 

sempre che non conosco l’universo di traverso

il pezzo di mondo, che sembra in tasca invece è

altro universo. Come sono le donne ? Ehhhh

 

lo sapessi mica lo racconto te. Sembrano distratte

un po maledette, ma in un balzo sono già dentro di te

non guardano, invece hanno il radar puntato sulle

 

tue cicatrici e ti hanno mappato da un bel pezzo

con cura, hanno fatto pure le fotocopie per il loro

personale archivio. Con una mano allattano i figli

 

dal biberon, con l’altra telefonano ad un’amica

parlano con il cane, miagolano con i gatti, stanno

nelle chat leggono Freud, non ci capiscono un cazzo

 

ma tengono le citazioni aggiornata sulle magliette.

Hanno preso per se un’intera giornata per il caffè

le amiche e le esche belle e pronte da intrappolare

 

quelle che credono loro. Uomini e donne, spaghetti

o rigatoni ? Perchè loro non hanno padroni, e anche

li avessero, li vogliono senza pantaloni. L’opposto

 

in tutto, e di tutto, penna o gessetto ? Nessuna è

la regina del fiocco, nessuna racchiude un sorriso

per due vote di seguito. E’ meglio si, annientarlo

 

tra i fuochi, e una corsetta, neppure la bracetta sa

di buono. Donne e uomini parmigiano o pecorino ?

Re o regina, indispensabili e così in perfetto bivio

 

da non capirci nulla, decidere mai facilmente. Perchè

il vino non è la birra, il mare è spesso burrasca, a volte

sole da una parte e la terra dall’altra. Mi piacciono

 

le donne che odorano i pomodori per le loro insalate

salgano sulla barca, tengono l’auto parcheggiata

nelle meglio curve. Legno o ferro ? Bugia o verità ?

 

Che è pure lei una bugia e la stessa bugia è la sola

verità. Uomini e donne da fuori e dentro, nessuna

meraviglia, che ci sia un caldo che percuota la tua

 

faccia vuota, come il suo opposto. Donne e uomini

l’eterna meraviglia di un sangue senza ostacoli, che

fuoriesca ovunque tu voglia. E’ la vita il segno unico

 

e irripetibile di qualche santo che vede per sempre

bianco un piccolo e forse inutile annuncio che può

tutto comprese le sorprese, in un buco di culo.

 

Uomini e donne, il sale non è lo zucchero, il pepe o

il peperoncino ? Come fai a scegliere, come puoi dire

uno buono e l’altro no ? Mio cielo aiutami ad essere

 

uomo, ho bisogno di essere uomo per me, niente altro

e niente di più. Solo uomo e tu sii donna e niente altro

e niente di meno. Uomini e donne più o meno acqua

 

o vento. Lana o cotone ?  Affetto o difetto ?  Essere

o non esistere ? Uomini o donne ? Mani o piedi ? Mare

o montagna ? Rosa o Camelia ? In fondo gli uomini

 

sono come le donne, credono cose, agli opposti

eppure sono facce della stessa moneta, anche se

rimaniamo nascosti, l’uno ha bisogno dell’altra. 

 

Donne e uomini, odori e sapori, nella cucina

e nella vita prendono il volo e stanno immobili

come santi depressi che vedono tutto infarinato

 

da qualche commessa e invece sono i soliti cessi

lontani anni luce dalla mia pace. Il mio mondo è

delle donne, quelle intorno a me e le altre lontane

 

fuggite con in mano la ricetta dell’amore eterno.

Il mio mondo è delle donne belle fatte al sole, nate

dalla fusione di fulmini e gocce d’acqua di fiume

 

le donne che lasciano sul posto il loro momentaneo

fulgore. Il mio mondo è delle donne perché non capisco

mai, non le capisco sempre, che si annoiano

 

per davvero che urlano e lasciano cadere le loro

raccomandazioni peggiori, il mio mondo è delle donne

vive, il mondo è delle donne deboli, quelle che assaggiano

 

il sugo con il cucchiaio di legno ci aggiungono il sale 

e ti lamenti per questo. Il mio mondo è loro, il mio mondo è

delle donne piene di grazie, lasciate morire di risposte

 

quelle che utilizzano l’estate, le donne che tirano punti

rispondono a gesti, decidono quasi sempre e ti prendono

il fazzoletto per il dopo caffè. Mi piacciono le donne che

 

navigano oceani sotterranei, per me inutili liquidi.

Mi piacciono dei Caraibi c’hanno dentro voglia di decidere

in fretta, decidere a tutti i costi. Decidere sul brutto

 

tempo e tutto quello che vogliono. Le donne non so

capirle e neanche conquistarle e non so amarle.

Anche se ne ho capite conquistate e amate

 

tante e tante. Mi piacciono le donne che manifestano    

la loro debolezza, quelle che conservano la foto

delle sconfitte, privandosi dell’ultimo freme.

 

Il traguardo di tutti è essere deboli all’ennesima

potenza dell’amore, questo mi conduce ai tuoi occhi

inzuppati di sangue bollente. Con la testa porti

 

al mondo la tabellina dei perché, che a dirla così

diviene piacere, miele burroso sulla labbra. Il miele

è tutto meno che debole, e sai perché ? Racconta

 

di viaggi, parla di colori. Sente di se l’essenza

del primo vagito, è lui l’artefice assoluto di quelle

poche vittorie. Le donne deboli sono quelle che

 

accettano la battaglia e la fanno con le armi

scariche e per questo perdono, mica come quelle

che benché forti le vedi scappare, le donne deboli

 

non perdonano mai e nessuno. Chi fronteggia

vince nello spirito che è quello che conta veramente.

Mi piacciono le donne che sanno di perdere, e pur

 

sapendo alzano gli occhi brillanti al sole, fanno

fotografie dei punti di contatto, riacciuffano

rapidamente il loro mondo con un salto, sedute

 

comodamente sui tuoi ritardi. Mi piacciono le donne

che fanno mangiare i figli e loro non hanno mai fame.

Aspettano un messaggio, traducono un gesto che

 

le hanno raccontato, concretizzano la data di un viaggio

sul piacere di scoprire le tette al sole, per qualcuno

che sta la di passaggio. Mi piacciono le donne che

 

parlano per loro quello che fanno, più dei post che

pubblicano. Le donne deboli pensano con allegria

sognano l’immenso senza possederlo, consumano

 

poco parlano con le labbra senza rossetto, il cibo

in bocca, masticano con la lingua sui denti, dormono

con gli occhi contenti, ma la rabbia la covano per dopo

 

c’è sempre un dopo immaginario. Le donne ti chiedono

il loro, si allontanano dall’inutile, lo vogliono con tutte

se stesse, capiscono meglio con fiuto, svolazzano

 

nelle gambe di qualcuno che le ha folgorate con le parole

stanno in mezzo alle folle, guidano auto piccole, mettono

una cosa addosso, aprono discorsi finiti, usano parole

 

secondarie, lavano le scarpe, pure le suole, calpestato

prati in punta di piedi, sognano, sognano tutto quello che

c’è da sognare, e lo vanno a pescare, a tutte le ore.

 

Mi piacciono le donne che sognano quando cade la neve

s’incollano al vetro della finestra, lo appannano con un fiato

da bambina, hanno sguardi che svuotano le montagne

 

e tengono gli occhi chiusi sull’infinito, proteggono

quell’embrione mai nato, donano tutto e subito, la vita

le ha rese inquiete e sazie di chiuque.

 

 

 

 

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