Mi piacciono le donne che vogliono esserlo
senza bisogno di raccontarlo ai quattro venti.
Sanno tutto e niente di quel tutto. Strappano
un sospiro, scendono dall’auto con la borsa
da pilates, le scarpe con gli strass, il trucco
della vita e il cell in borsa. I capelli legati
le mani addosso ad un cappuccino, con
la vittoria a portata di mano, tutta li vicino.
Mi piacciono le donne quando percepiscono
un dolore anni prima e lo vanno a depositare
tra le tue orecchie e una parte di un certo
cuore. Hanno l’udito sotterraneo, sentono
le vibrazioni della pelle, intuiscono da
un niente, abbandonano il campo minato
sempre con una sigaretta in mano, accesa.
Mi piacciono le donne quando al desiderio
di afferrare si aiutano con tutte e due le mani
e ci fanno tutto quello che non ti aspetti mai.
Puntano al cielo, con la disinvoltura di chi le ha
viste tutte. Tengono con se un medaglione lucido
di lacrime tante, versate da una fobia secondaria.
S’impressiona solo per fartelo sapere di persona.
Fa compagnia alle tue paure come fossero le sue.
Ride di gola, parla con l’anima persa a chi vuole
solo incassare. Mi piacciono le donne perché
sentono il momento che stavano aspettando
senza suonare nessun campanello, lo tengono
distante più di un allarme sulle facce rosse.
Portano sulla tavola un pane celiaco, pizza rossa
una birra artigianale e una voglia di campare.
Mi piacciono le donne che avvertono un piacere
ci navigano dentro come fossero nate per quello
ti spremono come un limone, in realtà
nel giardino hanno una pianta a spalliera
colma di grano con le nuvole di Marzo.
Camminano scalze sulla breccia gialla
sottratta alla cava, adagiata sulla terra del garden.
Mi piacciono le donne che chiamano a raffica
che piangono a pioggia che urlano che Dio
le salvi, che camminano in tutte le direzioni
e si fermano solo davanti se stesse. La statua
forgiata per durare tre generazioni, e lo sanno
fare, pagano le bollette, organizzano compleanni
per i figli, vanno al parco con le giostrine nella testa.
Mi piacciono le donne solitarie, che ridono quasi
ridono con i denti, ridono che ti offendi mai, ridonono
con gli occhi e con tutto quello che hanno
a disposizione, per una nave carica di saluti
delle magie di chi piange e ride per un banale
spettacolo mai iniziato, mai finito. Poi ci sono
quelle che si arrabbiano su tutto, si arrabbiano
con la stessa persona, che sei tu, e quando
per una volta rispondi a tono, allora si che
sono cazzi immacolati. Mi piacciono le donne
che per loro un problema è un problema
e non si risolve, ma che usano tutta la loro
frustrazione e dopo cinque minuti hanno
scoperchiato e affogano nelle loro lacrime
quella disperazione che puoi trovare nei banchi
del pesce in quelle giornate di Luglio, che mettono
tristezza a quelli come noi che viviamo a Sabaudia
Beach. Mi piacciono le donne
quando piegano la bocca per dirti no
invece è un bel sì, e tu ci rimani come
un fesso a capirne le formule cavate
dalle labbra, direttamente dalla via lattea. Credono
all’infinito per averci vissuto insieme
alle loro fantasie che iniziano e finiscono
ogni volta su universi paralleli e differenti. Mi piacciono
quelle donne che aspettano l’ultimo minuto
e ti chiedono il mondo intero, sapendo che
per loro è normale ma tu ci vai cauto.
Lo fanno loro come un brodo vulcanico traslato
nelle loro dimenzioni. Si arrampicano sulle piante
strappano una margherita al suo destino, tagliano
la strada a chiunque sia il suo vicino,
o trovi
nei paraggi. Mi piacciono le donne che si alzano
presto e nulla è mai a posto, e sanno glorificare
le marce studiate a tavolino delle loro giornate.
Mi piacciono quelle donne che ti stanno addosso
e non puoi farne a menoper averci dormito
un centinaio di notti insieme. Mangiano un’insalata
bevono due spritz e si dimenticano tutto sullo stesso
posto, poggiano la borsetta in terraprendono
un fazzoletto, tolgono il rossetto mangiano
una fetta di melone con il pane. Mi piacciono
le donne che tengono alle parole, per averci
delegato montagne di figure, delle loro misure
che adirla tutta ne vanno fiere, ma dentro
nel letto piangono sui centimetri conquistati.
Forgiano amanti ai loro racconti. Il tuo semplice
e a te impensabile fuori onda. E’ proprio così
sono loro in tutta presenza. Mi piacciono le donne
che non vogliono il sale sulla pelle e poi si sparano
una lampada addosso ogni settimana, perpetuano
la maledizione di un fungo invalidante della specie.
Mi piacciono le donne che vogliono fare gli uomini
e si lamentano che tu non lo sei abbastanza e poi
non fanno né gli uomini né le donne, quando
lo scoprono si comincia tutto d’accapo facendoti
credere ad una novità, invece stai in quel girotondo
e tu sei l’unico che va giù per terra. Mi piacciono
le donne che si dipingono le unghie come quadri
di Raffaello e guai loro prendere in mano un pennello.
Mi piacciono le donne che per loro la madre è il porto
di ogni mare, ed ogni mese sta sul calendario
per averci ceduto sale purificatore di un miracolo
tutto da scoprire, e poi non sanno neanche pettinarle
una mattina. Mi piacciono le donne che odiano
gli uomini che indossano un borsello e gli tengono
le chiavi, il portafogli e il telefono con i numeri
delle amanti, allineati ma ben distanti. Mi piacciono
le donne che sono donne per davvero e guidano l’auto
con le gambe accavallate e si arrabbiano sempre
quando hanno torto. Mi piacciono le donne che sentono
gli odori che amano i sogni, che tengono in braccio un cane
e lo trattano meglio del figlio, gli girano la testa per farlo
abbaiare ma solo dentro la borsetta. Mi piacciono le donne
che mi chiedono, cos’é per te una donna ? Una donna ?
A saperla la risposta avrei catturato con un balzo la scintilla
del secolo. L‘avrei conservata per donarla al principe
della mia diffidenza, infine abbandonarla sulla soglia
in attesa di un prete buono, che tenga in considerazione
come serve, l’ingenuità degli asini. Mi piacciono le donne
che all’ultima fila si sentono benchè stiano in silenzio
e parla per loro l’odore che hanno addosso, un principio
acclamato non da tutte ma purificato da una sigaretta
accesa sul balcone della sera. Mi piacciono le donne
che tengono gli occhiali da sole sempre e perciò
si sentono solari, coprono le tante tempeste
delle giornate bagnate da mille feste. Mi piacciono
le donne che si sciolgono al sole come un ghiacciolo
al cinema e non danno un centesimo a chi soffre
sul serio sul marciapiede opposto, e puntano con aria
sicura su un numero nascosto. Mi piacciono le donne
che sanno tutto di tutti e sanno così poco di se stesse
e non lo sapranno mai, e non lo vogliono sapere
non vogliono misurarsi, avendo costruito dentro
una solida statura. Mi piacciono le donne che tutto
si riduce ad un numero ed i numeri fanno girare
il mondo come loro e poi stanno ferme dentro l’universo
per un fascio di anni che le separa da un amore
e un’eterna risata. Ci costruiscono su un paniere
di scommesse di una loro vincente giocata
ne faranno la storia madre per replicare ogni volta
sullo stesso altare. Mi piacciono le donne che
ti dicono quello che vogliono e non si aspettano
nessuna risposta. Parlano e parlano all’infinito
tenendo a mente la successione delle telefonate
le amiche salvate, i profili delle mutandine appese
al negozio, tra le ciotole di noccioline e le gomme
squartate dai marciapiedi. Detengono primati
si addolciscono con i santi, non pregano mai
a sproposito, generano sazietà, mettono peso
ad ogni ondata di di pacificazione, zero le vuole
neutrali, cento chiedono guerre. Mi piacciono
le donne che hanno i figli belli e brutti che sentono
le voglie, che sfidano gli addominali in palestra
ed ogni minuto è buono a mettersi in chat. Le vedi
che spostano i pesi, ballano il tango, svuotano
lo shampoo, nuotano per ore a bordo vasca, sbirciano
il linguaggio dei muti. Stanno in piedi per ore ed ore
a mangiare un paninaccio con il peggio che la bocca
vuole. Mi piacciono le donne che diventando vecchie
si truccano male, si vestono con gli abiti di quando
erano pischelle e si piacciono solo loro. Mi piacciono
le donne che amano le gonne, ma che corrono
con un pantalone blu e subito lo tolgono e lo ripongono
per il sabato successivo, per loro non c’è verso
di cambiare stagione, vanno come i treni a lunga
destinazione. Mi piacciono le donne che mentre
pranzano, mangiano veloci, preparano la cena
e quando finiscono di mangiare hanno stirato
quattro camicie. Mi piacciono le donne che
il venerdì fanno la sfoglia con le uova e la farina
tirata a mattarello e la domenica la cucinano
con il sugo di gallina, carote e sedano, ed io
ci vado matto, ma matto per davvero.Mi piacciono
le donne che dove arrivano loro il mondo si ferma
per davvero e lo rimettono in moto nuovamente
ma quando dicono loro, e lo dicono senza preparare
nessun ordine del giorno. Mi piacciono le donne che
erano maschiacci impertinenti e poi crescendo diventano
femmine definitivamente, per aver saziato la loro fama
di purezza Di aver vissuto con assoluta consapevolezza
di salire come premio al principio posto in alto della scala
dei valori, un bacio ben assestato è un chiodo piantato
per tutta la vita. Mi piacciono le donne che niente altro
vogliono e niente altro sono. Si vedono al culmine
delle loro infinite debolezze, si accarezzano con l’ardire
di non sentire, vivono il silenzio di un’astronave che
spiazza le galassie, vedono rumori attutiti diventare
fuochi mai scontati, danno spazio a temuti applausi
di uno strazio popolato da cialtroni che guardano
alle stelle come madri e padri ritrovati. Mi piacciono
le donne che guidano un pullman che progettano
una casa, che tengono un conto, incastrano un bilancio
producono un gestionale fatto su misura per un conto
elementare. Mi piacciono le donne che sanno di sesso
da un confine diverso e lo vogliono adesso, quando
dicono loro è il più buio di un’oceano assetato di silenzio
che a pensarci bene, pure l’acqua è ombra quindi nera.
Mi piacciono le donne che leggono e poi disegnano
che scrivono sul bordo della pagina, che non fumano
mai perché si rovinerebbe la voce, ma odorano
il tabacco, per far piacere a lui, che siedono
sul bordo della barca, che bevono vino fino a far
brillare gli occhi, scovano un fruscio incomprensibile
anticipano una collisione annunciata, dormono
sul tuo petto, fino al mattino. A te sembra il principio
di una storia hanno dimenticato una spremuta
di melograna sulla spiaggia, con la mano alzata
si allontanano tenendo le spalle sul tuo tramonto
Mi piacciono le donne che amano litigare per il solo
gusto di non tacere, di far pace all’improvviso.
Mi piacciono le donne che inforcano la bici si danno
alle strade, chiedono fiori scartano cioccolatini
e piangono con una foto di anni prima. Tengono
un segreto la volta, per cinque minuti, che
sembrano pochi e bastano a svuotare la loro curiosità
di raccontare sotto un bar la favola nascosta di chi
ne aveva abbastanza. Mi piacciono le donne che
amano il rock e poi cantano solo canzonette.
Mi piacciono le donne che giocano con i vestiti
e poi usano sempre i soliti, tanto non hanno occasione
Vestono a missile, regalano il tempo ad uno specchio
che di loro ricordano le espressioni dei dubbi ampletici.
Mi piacciono le donne che stravedono per la biancheria
intima e poi si sparano il pigiamone e le babbucce sotto
il letto. Mi piacciono le donne che vogliono il caffè
con la crema, il latte, il cacao e una cosa che s’inventano
quella mattina. Mi piacciono le donne che cantano come
gli angeli delle migliori occasioni, e quando parlano la voce
è così robusta che non la smettono mai, frantumano
i cristalli con un’acuto. Mangiano catò cantano mamma
che mi piace tanto. Mi piacciono le donne che mangiano
con lo scopo di essere magre, che si esercitano sul palo
ma non so come si chiama, che s’inventano le strategie
le più bizzarre. Girano il mondo che le capisce di più
della città di provincia, dove tutto si ferma con un carnevale
incontrano quelli che vogliono sognare per davvero, e
sono tanti, ma soprattutto voglio piacere. Mi piacciono
che disegnano sul balcone, che amano viaggiare su
un barcone, scendono dal vaporetto, hanno gli occhi
lucidi per i baci dati. Mi piacciono le donne che le bagni
con uno sguardo, aspettano sornione senza farci caso
ma poi pretendono il resto. Mi piacciono le donne che
hanno la ciccia di tutta la generazione e la usano
come un’arma di seduzione, sapendo piacere, vanno
al mare per respirare forte, si sanno amare per legge
di principio. Mi piacciono le donne che vogliono tutto
a tiro, ma si spostano ugualmente per vedere la preda
in tutte le direzioni, scelgono a tua insaputa, tempo
e strategia, vanno a segno per calcolo esatto, l’unico
a stupirsi dei solo tu. Mi piacciono le donne che parlano
con il naso e dopo qualche anno le rincontri che sono
diventate bellissime e non ti vogliono più. Mi piacciono
le donne, che sono dolci per davvero senza nessun
bisogno di esserlo, ti piacciono come la marmellata
e le spalmi come cioccolata sul bagnasciuga. Lo
racconerai tutta la vita per miracolo avvenuto, e
non ti serviva. Mi piacciono le donne che guardano
il cielo, sognano la Luna, tifano il Toro e preferiscono
cento volte lo stallone. Vanno allo stadio per urlare
e della partita ricordano il vestito di qualcuno. Mi
piacciono le donne che tengono il muso ad ogni
fesseria e ne hanno una paura fottuta, tengono
duro, esplodono quando non te ne frega una ceppa
ti spaccano la serata che avevi programmato. Mi
piacciono le donne che mi hanno amato almeno
un minuto primo e che hanno conservato di me
un qualche ricordo che avessi mai trasmesso. Mi
piacciono le donne che sono perfette in tutto e vivono
nel sospetto di se stesse. Mi piacciono le donne che
tengono in braccio i figli per non farli crescere mai
e poi quando sono giganteschi li chiamano il mio piccolo
lo curano facendosi tenere in braccio con la rabbia
di un rugbista. Mi piaccono le donne che corrono piano
sudano poco sbirciamo sempre. Mi piacciono le donne
che leggono Freud e l’oroscopo del giorno e programmano
tutto come non esistessero né la pioggia e né il vento
però l’estate la pretendono come formula risarcitoria
del freddo delle città. hanno bisogno di un tormento
il caldo o il freddo è indifferente, ci vivono e convivono
esattamente come i pinguini o i porcellini d’india
nei propri territori. Mi piacciono le donne che si sentono
belle senza le stampelle di un rossetto, che gridano al cielo
per puro piacere, che non arrivano mai e quando ci sono
è troppo tardi per un uomo. mettono in ordine ogni cosa
con il solo sguardo di chi sa come. Mi piacciono le donne
che sentono il seme salire nel ventre, fanno cortocircuito
mentre abbandonano in fretta l’attimo al proprio futuro
sono loro l’obiettivo sicuro, il seme s’introduce dove
dicono loro ed inizia il suo corso. Mi piacciono le donne
che parlano di se in terza persona, come si conoscessero
per davvero, raccantano all’ascoltatrice di turno il loro
spudorato amore. Amano come non sappiamo fare
e ci spaventa. Tengono conservato l’odore del bacio
che pretende assente. Le conosco e per ciò le temo.
Quelle sono donne che hanno solcato oceani
d’inchiostro e sbigottimenti inutili, pensano come i loro
gatti e tengono bordi infiniti, regolarmente intatti. Usano
profumi fatti da loro, lo sfilano dalla borsetta e lo danno
mentre balli il tango. Mi piacciono le donne che parlano
di se per ore, ricordano un sorpasso da ferme, si aiutano
leggendo gli strati della vita, credono ai fuochi dell’anima
e si fermano solo ai baci che le nutrono fisicamente.
Le donne raggiungono traguardi, viaggiano tra un bar
del miglior caffè, alle strategie dei baristi colmi di attenzioni
ma devi pigliartela quella fetta di fiducia, poi magari te
la regalano, e tu non sai che fartene. Le vedi sfrecciare
con le macchine a mille, lasciano sul posto i segni neri
delle loro mancanze. Dei figli amano e odiando gli stessi
difetti, i loro. Mi piacciono le donne perchè sentono i viaggi
che fanno i loro anni, e li odorano come il commento di chi
si è permesso di essere un loro sfogo. Si amano e si odiano
nel profondo, fanno un pieno con cinque euro e dieci euro
li utilizzano per un gratta e vinci, che buttano nel secchio
delle delusioni. Mi piacciono le donne che parlano di loro
al supermercato, le vedi riempire il carrello di bio e vagonate
di nutella, insieme pigliano gli assorbenti, barattano il rossetto
per un difetto e al mare respirano piano piano, tu le conosci
vero ? Mica si fermano al richiamo del montone hanno un gancio
nell’armadietto della palestra, tirano fuori i glutei, che dopo
i quaranta hanno il gusto di un trionfo. Sono mai pronte
alla pizza del sabato, le vedi sostare davanti le scuole
a rincorrere una chiacchiera con echi sovrumani. Sono
terribili per i compiti dei figli, senza capirci un’acca
li chiudono al fine della serata, guardano quelli che
piangono nei tavolini dei bar, vogliono il bacio con la barba
salutano il prof, raccontano di un flirt, giocano con le foto
arrotano un passante, contano le monete, definiscono
per bene un’alibi. Tengono il conto degli starnuti e dei flop
miscelano sabbia e poesia, al bagno rinunciano per pura
formalità e tu ti fai quattro bracciate al gelo di un’estate.
A sentire le donne che parlano di loro, e di chi altri ?
Le donne parlano di loro davanti ad un bignè, racchiuse
nella fretta del mattino, parlano di loro, assorbono le onde
espandono nel piacere di essere tu, la tua bellezza.
Quante donne vogliono essere nella sostanza dei minuti ?
Appartengono ad altro, sono l’osso interrato per quando
mi serve tirare fuori dal frigo la zuppa di farro e dimentichi
di scongelarla. Mi piacciono le donne troppo signorine
colme di volumi trasformate in oceano tempestoso.
Quante donne sarai se tutto sembra nuovo, ma il nuovo
nessuno lo vuole più ? Vogliono l’arsura che invade la gola
e una camomilla diventa l’unico companatico della sera.
Tu devi essere diversa, diversa da tutto, diversa dalle donne
che arrivano senza alcun bagaglio. Devi essere solo
una femmina che cammina. Che cammina, niente più.
Per te ondeggiare è l’unico astratto al femminile.
Quante donne sarai senza mutandine ? Mi piacciono
le donne con i culi grossi, aprono gli ombrelli al sole
sanno di latte, di frutta secca, papaja dentro un cocktail
tengono un sorriso che pare una frittura. Mi piacciono
le donne rosse completamente, sanno di asparago selvatico
o forse di mela imperatore aperta in due, quell’odore
che prendi subito appena le spacchi. Un piccolissimo
istante, dopo non c’è più, se lo porta via la cascara.
Mi piacciono le rosse quando scendono piano
e camminano sui passi vellutati dei miei maglioni
sono più selvatiche dell’ansia che non t’aspetti.
Eppure le fulve le riconosci dalla voce che si portano
appresso. Le rosse tirano dentro il bianco del sangue
lo fanno diventare acqua. Le rosse partono lontano
si fermano, mi piace guardarle sull’aria che galleggia
anche dopo. Dopo decenni firmano autografi, tengono
il pennarello goffamente, strizzano l’occhio alle gambe
sguainate al sole. Sono bandiere perenni, rimangono
in piedi nelle notti asciutte. Fumano sul balcone
senza testa, affogata sull’ennesima sbandata.
Mi piacciono le donne che rovesciano il collo
sull’angolo più corto della spalla, frantumano
gli sguardi del marciapiede opposto. Raccolgono
le margherite di aprile, ne fanno mazzi di rose
si documentano sulla tratta Roma Latina. prendono
treni, siedono al finestrino per gli alberi che incontra
sul viaggio. Gli orari dei treni sono privi di allegria.
Distruggono passati e ritorni. Mi piacciono
le donne bionde, lavate come un pavimento.
Bionde e svestite da ogni sentimento, con la faccia
impastata da un pò di traffico. Le bionde muovono
le anche partendo dall’alto e in quel movimento
ci disperdono gli aromi del consumo. Mi piacciono
le bionde quando accendono i mari e le tempeste
e sanno che il fuoco che ci rimane dentro, riciccia
dove e quando vuole. Mi piacciono le donne che
prendono le Domeniche più degli oggetti smarriti
sono cariche di figli per uomini dimenticati, senza
un profumo che le faccia compagnia. Mi piacciono
le donne scure, more come l’ombra del sole e la pelle
mulattina che assomiglia ad un torrente primaverile.
Quelle sono aggiustate sulla pelle, che gli rimane
addosso, profumano di sabbia o rabbia. A volte
strappano un biglietto per un bacino suadente
cuci la bocca e stai zitto. Mi piacciono le donne
scure con i capelli convinti del movimento
dell’elastico, sono sempre belle perché il tempo
le ha fermate tra i cancelli dei giorni, hanno visto
le ore passare sul grugno. Se ne fanno una ragione
urlano diavoletti suoi. Mi piacciono le more, hanno
gli anni che reclamano per intero, tirano dentro
il tanto guardare per farlo profondo e invece
lo fanno duro come la fine di un discorso annunciato.
Mi piacciono le donne puntatrici fallaci di obiettivi
impossibili. Il davanzale degli occhi quasi per tutte
è un arrosto di miele, che spezza le gambe, le fanno
molli ma belle. Le more le abbraccio con i saperi
assassini del cuoco, restano dentro come gli odori
diversi delle forchette. Le more tengono i sudori
della pelle avvolti nalla pudicizia di un sorriso
i capelli rimbalzano sui fianchi per baruffare tutto.
Tutto, e in quel momento si ferma la costruzione
del vapore, ci rimango in quel benedetto candore
inutile pensarci, è meglio non saperlo raccontare.
Mi fanno impazzire fino a quando e come hanno
orchestrato, al condimento della musica, di più potè
l’appoggio delle mani. Rimangono attaccate perchè
un fluido può farle diventare inesauribili. Proprio come
un pensiero che attraversa la follia eterna e naviga
come le donne sulla bussola di ogni giorno. Raccontano
del tempo sprecato, dei trucchi regalati ad un sogno
mai nato. Ci spiegano la vita con i sospiri e le notti folli
davanti un cornetto alla nutella, regalano un sorriso
seppure distratto,e prendono la strada senza farne ritorno.
Mi piacciono le donne quando camminano insieme
ai loro misteri, ci vedo l’esercito dei richiami, e lo sento
quell’odore maldestro scivolare fuori, come un mazzo
di salti a sconquassare il giardino zen. Mi rimane
difficile pensare ad un nido imperfetto, un compitino
ben fatto chiuso tra due pagine due. Ecco le donne
sono l’nchiostro che rimane appiccicato sul bianco
che lo fa nero. Nero e assassino. Mi piacciono le donne
magre, alte, allampanate, favorite dal sole spilungone
mi piacciono i loro jeans spalmati sulle chiappe
quella mutandina che non ci dovrebbero stare, e non
ci sono più. Mai stata presente alla sfilate delle lucciole
il gusto è guardarle da lontano, stando insieme e indicarle
con la mano. L’estate è troppo stretta per entrare
nelle nottaste spalancate sukke tempeste ormonali.
Mi piacciono le magre che sanno pilotare i favori
dei discorsi sui minuti conquistati tra un cenno
e il bisogno di amare, anche tra le nebbie, portando
le gambe nella salvezza di un sussulto. Le donne
magre pregano il selvaggio del desiderio perchè sia
per loro, il raggio addormentato del mio essere
furfante. Penso delle donne piano, per non svegliarle
all’improvviso, ritirare dalle labbra un odore, decidere
sia il regalo migliore. Penso delle donne il massimo
bene di me e il peggiore male che arriva quando
non sai mai quale utilizzare. Penso delle donne
alle curve che si fanno nella mente e la voglia
d’invadere quelle stesse curve tra il baricentro
e l’eccentrico bacio. Le onde sono ali di fesso
su un planare diverso. Penso delle donne con
la gola vuota e sorrisi dilatati. Un cuore è fatto
per sognare, le donne lo sanno bene, disfano
un fuoco e accendono un ghiacciaio con le stesse
mani. Apro la finestra e guardo di la alle donne
dunque so di non capire, del resto sono un uomo
che ci vogliamo fare ? Si sa, che non capisco
sempre che non conosco l’universo di traverso
il pezzo di mondo, che sembra in tasca invece è
altro universo. Come sono le donne ? Ehhhh
lo sapessi mica lo racconto te. Sembrano distratte
un po maledette, ma in un balzo sono già dentro di te
non guardano, invece hanno il radar puntato sulle
tue cicatrici e ti hanno mappato da un bel pezzo
con cura, hanno fatto pure le fotocopie per il loro
personale archivio. Con una mano allattano i figli
dal biberon, con l’altra telefonano ad un’amica
parlano con il cane, miagolano con i gatti, stanno
nelle chat leggono Freud, non ci capiscono un cazzo
ma tengono le citazioni aggiornata sulle magliette.
Hanno preso per se un’intera giornata per il caffè
le amiche e le esche belle e pronte da intrappolare
quelle che credono loro. Uomini e donne, spaghetti
o rigatoni ? Perchè loro non hanno padroni, e anche
li avessero, li vogliono senza pantaloni. L’opposto
in tutto, e di tutto, penna o gessetto ? Nessuna è
la regina del fiocco, nessuna racchiude un sorriso
per due vote di seguito. E’ meglio si, annientarlo
tra i fuochi, e una corsetta, neppure la bracetta sa
di buono. Donne e uomini parmigiano o pecorino ?
Re o regina, indispensabili e così in perfetto bivio
da non capirci nulla, decidere mai facilmente. Perchè
il vino non è la birra, il mare è spesso burrasca, a volte
sole da una parte e la terra dall’altra. Mi piacciono
le donne che odorano i pomodori per le loro insalate
salgano sulla barca, tengono l’auto parcheggiata
nelle meglio curve. Legno o ferro ? Bugia o verità ?
Che è pure lei una bugia e la stessa bugia è la sola
verità. Uomini e donne da fuori e dentro, nessuna
meraviglia, che ci sia un caldo che percuota la tua
faccia vuota, come il suo opposto. Donne e uomini
l’eterna meraviglia di un sangue senza ostacoli, che
fuoriesca ovunque tu voglia. E’ la vita il segno unico
e irripetibile di qualche santo che vede per sempre
bianco un piccolo e forse inutile annuncio che può
tutto comprese le sorprese, in un buco di culo.
Uomini e donne, il sale non è lo zucchero, il pepe o
il peperoncino ? Come fai a scegliere, come puoi dire
uno buono e l’altro no ? Mio cielo aiutami ad essere
uomo, ho bisogno di essere uomo per me, niente altro
e niente di più. Solo uomo e tu sii donna e niente altro
e niente di meno. Uomini e donne più o meno acqua
o vento. Lana o cotone ? Affetto o difetto ? Essere
o non esistere ? Uomini o donne ? Mani o piedi ? Mare
o montagna ? Rosa o Camelia ? In fondo gli uomini
sono come le donne, credono cose, agli opposti
eppure sono facce della stessa moneta, anche se
rimaniamo nascosti, l’uno ha bisogno dell’altra.
Donne e uomini, odori e sapori, nella cucina
e nella vita prendono il volo e stanno immobili
come santi depressi che vedono tutto infarinato
da qualche commessa e invece sono i soliti cessi
lontani anni luce dalla mia pace. Il mio mondo è
delle donne, quelle intorno a me e le altre lontane
fuggite con in mano la ricetta dell’amore eterno.
Il mio mondo è delle donne belle fatte al sole, nate
dalla fusione di fulmini e gocce d’acqua di fiume
le donne che lasciano sul posto il loro momentaneo
fulgore. Il mio mondo è delle donne perché non capisco
mai, non le capisco sempre, che si annoiano
per davvero che urlano e lasciano cadere le loro
raccomandazioni peggiori, il mio mondo è delle donne
vive, il mondo è delle donne deboli, quelle che assaggiano
il sugo con il cucchiaio di legno ci aggiungono il sale
e ti lamenti per questo. Il mio mondo è loro, il mio mondo è
delle donne piene di grazie, lasciate morire di risposte
quelle che utilizzano l’estate, le donne che tirano punti
rispondono a gesti, decidono quasi sempre e ti prendono
il fazzoletto per il dopo caffè. Mi piacciono le donne che
navigano oceani sotterranei, per me inutili liquidi.
Mi piacciono dei Caraibi c’hanno dentro voglia di decidere
in fretta, decidere a tutti i costi. Decidere sul brutto
tempo e tutto quello che vogliono. Le donne non so
capirle e neanche conquistarle e non so amarle.
Anche se ne ho capite conquistate e amate
tante e tante. Mi piacciono le donne che manifestano
la loro debolezza, quelle che conservano la foto
delle sconfitte, privandosi dell’ultimo freme.
Il traguardo di tutti è essere deboli all’ennesima
potenza dell’amore, questo mi conduce ai tuoi occhi
inzuppati di sangue bollente. Con la testa porti
al mondo la tabellina dei perché, che a dirla così
diviene piacere, miele burroso sulla labbra. Il miele
è tutto meno che debole, e sai perché ? Racconta
di viaggi, parla di colori. Sente di se l’essenza
del primo vagito, è lui l’artefice assoluto di quelle
poche vittorie. Le donne deboli sono quelle che
accettano la battaglia e la fanno con le armi
scariche e per questo perdono, mica come quelle
che benché forti le vedi scappare, le donne deboli
non perdonano mai e nessuno. Chi fronteggia
vince nello spirito che è quello che conta veramente.
Mi piacciono le donne che sanno di perdere, e pur
sapendo alzano gli occhi brillanti al sole, fanno
fotografie dei punti di contatto, riacciuffano
rapidamente il loro mondo con un salto, sedute
comodamente sui tuoi ritardi. Mi piacciono le donne
che fanno mangiare i figli e loro non hanno mai fame.
Aspettano un messaggio, traducono un gesto che
le hanno raccontato, concretizzano la data di un viaggio
sul piacere di scoprire le tette al sole, per qualcuno
che sta la di passaggio. Mi piacciono le donne che
parlano per loro quello che fanno, più dei post che
pubblicano. Le donne deboli pensano con allegria
sognano l’immenso senza possederlo, consumano
poco parlano con le labbra senza rossetto, il cibo
in bocca, masticano con la lingua sui denti, dormono
con gli occhi contenti, ma la rabbia la covano per dopo
c’è sempre un dopo immaginario. Le donne ti chiedono
il loro, si allontanano dall’inutile, lo vogliono con tutte
se stesse, capiscono meglio con fiuto, svolazzano
nelle gambe di qualcuno che le ha folgorate con le parole
stanno in mezzo alle folle, guidano auto piccole, mettono
una cosa addosso, aprono discorsi finiti, usano parole
secondarie, lavano le scarpe, pure le suole, calpestato
prati in punta di piedi, sognano, sognano tutto quello che
c’è da sognare, e lo vanno a pescare, a tutte le ore.
Mi piacciono le donne che sognano quando cade la neve
s’incollano al vetro della finestra, lo appannano con un fiato
da bambina, hanno sguardi che svuotano le montagne
e tengono gli occhi chiusi sull’infinito, proteggono
quell’embrione mai nato, donano tutto e subito, la vita
le ha rese inquiete e sazie di chiuque.