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BUTTO VIA

Butto via il secco delle parole, la passeggiata

quando sorge il sole, butto via le tue parole

a cui ho dato retta. La mosca al naso, mentre

facevi festa con le mie corde vocali. Butto via

la fame di Michelangelo sui vinti, che lui protegge

con il suo petto, butto via e conservo tutt’ora

l’esercizio alla sua calma, nelle partite a dama.

 

Per certo mi arrabbierò quando vincerà, vincerà

agevolmente, si mi arrabbierò. Butto via i sugheri

delle bottiglie di vino, mi ricordano mutande bianche

che affondano: invece il fondo dell’olio lo spalmo

tra il compostaggio e l’orto circolare. Qualche volta

butto via la mollica incollata al tizzone di Soraja.

 

Butto via il boccone che non va giù, lo butto tra

le fossette delle tue risate. Il rintocco delle 12:59

lo squillo che non voglio diventi una banale telefonata.

Butto via l’attimo prima che l’attesa lo trasfoirmi

in: eccomi, sono tua. La chiave priva di ricordi

butto via la felicità di una fotografia sul muro

e non poco, che per certo mi assomiglia.

 

Butto via le magiche nuvole bianche. Butto

via il pepe che del tempo suggerisce aromi

certo che lo butto via. Butto via una strada

consolare di Roma burina, Roma puttana

che si distingue esclusivamente dai paracarri

metà bianchi e metà neri. Butto via il falcetto

per le erbe di Aprile. Butto via un’ondata di fischi  

perduti successii. Butto via cose che mi portano

a pensare che occorre scegliere e non voglio

non voglio per davvero. Scegliere mi disturba

è il principio assoluto del buttare via.  

 

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